Giuseppe Sbriglio

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COME CANCELLARE I DEBITI STRATOSFERICI DI EQUITALIA E BANCHE

COMPOSIZIONE DELLE CRISI DA SOVRAINDEBITAMENTO

Con la Legge n. 3 del 2012 è stata introdotta la possibilità, con tre distinti procedimenti giudiziali, di definire alcune situazioni di debito in capo alle persone non fallibili.
Prendendo spunto dalla scheda di sintesi predisposta dal Tribunale di Torino, liberamente consultabile sul relativo sito, è possibile riepilogare gli elementi principali della disciplina:

COS'E'

Possono accedere alle procedure di composizione delle crisi da sovraindebitamento i soggetti impossibilitati a far fronte ai propri impegni che non abbiano avuto accesso al credito in misura sproporzionata e che non abbiano precedentemente alla procedura sottratto beni ai creditori in malafede.

CHI PUO' RICHIEDERLE

Le procedure riguardano i debitori non soggetti al fallimento (piccoli imprenditori, professionisti, privati in genere, ecc.).
Per la sola categoria degli imprenditori, ai sensi della legge fallimentare, questi non possono accedere alle procedura di crisi in esame, in quanto soggetti fallibili, se si verifica almeno una delle seguenti condizioni:
- hanno avuto, in almeno uno dei tre esercizi precedenti, un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo superiore ad euro 300.000;
- hanno realizzato, nei medesimi esercizi,  ricavi lordi per un ammontare complessivo  superiore ad euro 200.000;
- hanno un ammontare di debiti (di impresa) anche non scaduti superiore ad euro 500.000.

Si precisa tuttavia che nel caso l'azienda sia stata cancellata da oltre un anno alla Camera di Commercio, il soggetto non sarà comunque fallibile anche in presenza delle predette condizioni e dunque potrà comunque accedere alla procedura.

DOVE

Per i residenti nel circondario di Torino, l'istanza va presentata tramite presso il Palazzo di Giustizia - Tribunale di Torino - Cancelleria Sesta Sezione Civile Fallimentare.

COME SI SVOLGE

Il debitore presenta istanza al Presidente del Tribunale di Torino per la nomina di un Professionista abilitato, denominato Organismo di Composizione della Crisi (OCC) che cura la proposta di accordo o il piano di rientro del debito.

Le procedure sono:

- l'accordo di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti sulla base di un piano proposto dal debitore (tale procedura è prevista obbligatoriamente ove sussistano debiti di impresa, ad esempio omissione IVA), prevede l'approvazione del 60% del credito;
- il piano del consumatore, inteso al medesimo risultato senza necessità di accordo con i creditori;
- Liquidazione dell'intero patrimonio.

Sia la proposta di accordo di ristrutturazione dei debiti, sia il piano del consumatore non comportano necessariamente la liquidazione dell'intero patrimonio del debitore, soluzione prevista invece nel terzo caso.

Le procedure intese alla rideterminazione del debito (1 e 2) comportano che il debitore possa essere ammesso a pagare i propri debiti anche in misura non integrale, a determinate condizioni e purché rispetti gli impegni assunti con la proposta di accordo.

Il debitore deve proporre la ristrutturazione dei propri debiti e la soddisfazione dei creditori in qualsiasi modo, anche con l'eventuale cessione di propri crediti futuri. Occorre che il debitore dia conto di tutta la propria consistenza patrimoniale e che indichi elementi tali da far ritenere che l'accordo o il piano che egli propone sia fattibile (cioè realizzabile). Qualora sia necessario a tal fine l'intervento di terzi che offrano garanzie, occorre acquisire il loro consenso scritto con l’indicazione dei redditi o beni che essi mettono a disposizione.

Dopo il deposito della richiesta ha luogo un procedimento inteso a verificare se sussistono le condizioni per l'omologazione (cioè il provvedimento che rende vincolante l’accordo o il piano per tutti i creditori).

Il giudice omologa il piano quando:

- verifica la sua idoneità ad assicurare il pagamento dei crediti che devono essere necessariamente soddisfatti (impignorabili ecc.);
- esclude che il consumatore abbia assunto obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di potervi adempiere;
- esclude che il consumatore abbia colposamente determinato il proprio sovraindebitamento anche per mezzo di un ricorso al credito non proporzionato alle proprie capacità patrimoniali.

Nel corso di entrambe le procedure ogni creditore non consenziente può sollevare delle contestazioni circa la convenienza dell'accordo o del piano. In tal caso il giudice provvede alla omologazione solo se ritiene che il credito di chi solleva la contestazione possa essere soddisfatto dall’esecuzione dell’accordo o del piano in misura non inferiore a quella che deriverebbe dalla liquidazione dell'intero patrimonio del debitore.

Si evidenzia che è prevista la revoca dell'accordo e della omologazione del piano del consumatore, nel caso in cui risultino compiuti durante la procedura atti diretti a frodare le ragioni dei creditori, quando ad esempio con dolo o con colpa grave è stato aumentato o diminuito il passivo,

La procedura illustrata, che lo scrivente ritiene avere un costo/opportunità interessante per debiti sopra i cinquanta mila euro, ad oggi consente dunque al contribuente che non possa sostenere percorsi di natura amministrativa quali la rateazione o la contestazione delle pretese di evitare di subire esecuzioni forzate e trovare una soluzione alla situazione debitoria.


Avv. Giuseppe Sbriglio
Responsabile Adusbef Torino e Provincia


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