Giuseppe Sbriglio

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IL DATORE DI LAVORO TI DEMANSIONA OPPURE NON RICONOSCE ECONOMICAMENTE LE TUE PRESTAZIONI


> Spesso i lavoratori subordinati  si vedono costretti a svolgere prestazioni di livello inferiore
> rispetto a quelle di inquadramento o di assunzione.
>
> Non è, inoltre, raro che al lavoratore vengano assegnate mansioni di livello superiore, senza un giusto
> riconoscimento economico e, soprattutto, senza il corrispondente corretto inquadramento.
>
> In questo caso il lavoratore può far valere i suoi diritti in quanto
> la legge prescrive all’art. 2103 codice civile che :
>
> "Il lavoratore deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato
> assunto o a quelle corrispondenti all’inquadramento superiore che
> abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni riconducibili allo
> stesso livello di inquadramento delle ultime effettivamente svolte.
> In caso di modifica degli assetti organizzativi aziendali che incidono
> sulla posizione del lavoratore, lo stesso può essere assegnato a
> mansioni appartenenti al livello di inquadramento inferiore.
> Il mutamento di mansioni è accompagnato, ove necessario,
> dall’assolvimento dell’obbligo formativo, il cui mancato adempimento
> non determina comunque la nullità dell’atto di assegnazione delle
> nuove mansioni.
> Ulteriori ipotesi di assegnazione di mansioni appartenenti al livello
> di inquadramento inferiore possono essere previste da contratti
> collettivi, anche aziendali, stipulati da associazioni sindacali
> comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.
> Nelle ipotesi di cui al secondo e quarto comma, il lavoratore ha
> diritto alla conservazione del livello di inquadramento e del
> trattamento retributivo in godimento, fatta eccezione per gli elementi
> retributivi collegati a particolari modalità di svolgimento della
> precedente prestazione lavorativa.
> Nelle sedi di cui all’articolo 2113, ultimo comma, o avanti alle
> commissioni di certificazione di cui all’articolo 76 del decreto
> legislativo n. 10 settembre 2003, n. 276, possono essere stipulati
> accordi individuali di modifica delle mansioni, del livello di
> inquadramento e della relativa retribuzione, nell’interesse del
> lavoratore alla conservazione dell’occupazione, all’acquisizione di
> una diversa professionalità o al miglioramento delle condizioni di
> vita.
> Nel caso di assegnazione a mansioni superiori il lavoratore ha diritto
> al trattamento corrispondente all’attività svolta, e l’assegnazione
> diviene definitiva, salva diversa volontà del lavoratore, ove la
> medesima non abbia avuto luogo per ragioni sostitutive di altro
> lavoratore in servizio, dopo il periodo fissato dai contratti
> collettivi, anche aziendali, stipulati da associazioni sindacali
> comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o, in
> mancanza, dopo sei mesi continuativi.
> Il lavoratore non può essere trasferito da un’unità produttiva ad
> un’altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e
> produttive.
> Salvo che ricorrano le condizioni di cui al secondo e quarto comma e
> fermo quanto disposto al sesto comma, ogni patto contrario è nullo."
>
> Ciò posto, al fine di tutelare i propri diritti, il lavoratore può
> rivolgersi, per il tramite di un legale specializzato nel settore,   al Giudice del Lavoro, il quale fisserà un’
> udienza nei termini di legge, al fine di esperire un tentativo di
> conciliazione con il datore di lavoro, che molto spesso dà esito
> favorevole e fa sì che il lavoratore ottenga in gran misura soddisfazione economica (ed anche morale) , senza dover affrontare un intero giudizio.
> In caso contrario si addiverrà a sentenza dopo un
> giudizio che, in primo grado, potrebbe essere relativamente breve a seconda del Foro di competenza territoriale.
>
> Adusbef (associazione dei consumatori con esperienza ultra
> quarantennale) si occupa dei problemi dei consumatori intendendo per
> questi anche i lavoratori subordinati del settore privato e pubblico,
> indicando ai soggetti che si ritenessero lesi nei loro diritti i
> consulenti specializzati nelle materie di competenza.
>
> Avv. Giuseppe Sbriglio
>
> Adusbef Torino e Provincia
info: tel.  011306444 e-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 
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La prescrizione delle cartelle di Agenzia Entrate Riscossione ( ex Equitalia) Prima di rottamare o rateizzare controlliamo con attenzione

 

La prescrizione è un istituto che concerne gli effetti giuridici del
trascorrere del tempo, penalizzando colui che trascura il proprio
credito. In ambito esattoriale, una adeguata consapevolezza di questo
Istituto può realizzare un sostanziale beneficio in favore del
contribuente indebitato.

Il contenzioso in materia di prescrizione comporta lo scontro ancora
oggi tra due tesi che si possono riassumere, semplificando, in quella
decennale e quinquennale.

Con la sentenza a Sezioni Unite n. 23397 del 2016, la Pubblica
Amministrazione ha subito un grande contraccolpo in quanto i Giudici
di legittimità hanno sancito che in ambito esattoriale non può
applicarsi il termine ordinario decennale di prescrizione con
riferimento ai debiti contributivi.

Tale somma statuizione, per l’ampiezza con cui è stata resa, ha
sviluppato un dibattito estensivo su tutte le pretese esattoriali.

In sostanza, si è preso definitivamente atto che ai crediti Inps ed
Inail, fatte salve alcune residuali eccezioni e la perdurante
resistenza degli agenti della riscossione, debba applicarsi il termine
breve prescrizionale a condizione che non sussista un pronunciamento
giudiziale a conferma del debito.

Tale considerazione, per una questione di simmetria, deve
necessariamente applicarsi anche alle sanzioni amministrative riferite
alla legge 689/81 tra le quali spiccano quelle della circolazione
stradale.

Medesima considerazione vale per i tributi locali in quanto ne risulta
assodata la valenza periodica, con conseguente applicabilità della
prescrizione breve prevista espressamente dall’art. 2948 n. 4 c.c.

In ambito tributario occorre invece adottare un atteggiamento di
maggiore prudenza, nonostante i tempi risultino maturi per una
generalizzata applicazione del principio anzidetto.

Nelle commissioni tributarie risulta infatti emergente da ultimo
l’apertura alla prescrizione breve a tutto campo. Non risulta infatti
ragionevole negare il carattere di periodicità ai tributi derivanti da
dichiarativi periodici quali le imposte dirette, l’iva e l’irap
nonostante la precedente giurisprudenza.

Come dato atto nella sentenza 23397/16, può verificarsi che alcuni
indirizzi di Giustizia siano riprodotti senza un adeguato vaglio ed
applicati meccanicamente. Ciò ha comportato in passato una erronea
linea interpretativa che, tuttavia, il lavoro degli operatori del
diritto ha più volte consentito di riadattare nel senso del rispetto
delle regole e di equità.

Si evidenzia tra l’altro che le sanzioni tributarie sono riferite da
molti anni ormai ad un termine prescrizionale breve e dunque non si
vede ragione per divaricare i termini prescrizionali delle imposte. A
ciò si aggiunga che l’Agente della riscossione ha l’onere di
conservare la documentazione esattoriale per soli cinque anni, dalché
risulta illogica la previsione di un termine più ampio per la tutela
di tali crediti.

In ultima analisi è bene osservare che le modalità di introduzione di
un contenzioso su tali argomenti deve passare da una opportuna
valutazione di determinazione di scelta del giudice, delle  modalità e
delle tempistiche.

La difesa del contribuente può infatti essere subordinata al
verificarsi di specifici eventi che innescano l’interesse e la
legittimità all’opposizione.


Concludo invitando i consumatori  a far analizzare la documentazione,
nello specifico gli estratti di ruolo relativi alla situazione
debitoria, al fine di poter valutare eventuali azioni tese ad
invalidare le cartelle di Equitalia  ( ora Agenzia Entrate Riscossione
) prima di rottamare o rateizzare il debito .

Avv. Giuseppe Sbriglio

 Adusbef Torino e Provincia

Info : tel. 011306444

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LE BANCHE APPLICANO INTERESSI ELEVATI. CHE FARE


V'è da un lato la possibilità di veder abbattere la posizione
debitoria nei confronti di una Banca, dall'altro l'opportunità per le
aziende e i privati di recuperare gli interessi non dovuti, pagati e
ricapitalizzati fino ad oggi, se il conto è ancora
attivo, o fino alla data di chiusura del conto se non avvenuta a oltre
dieci anni di distanza.

In altre parole gli estratti conto bancari che avete conservato,
potrebbero valere una fortuna: non buttateli via. Ciò poiché esperti
contabili possono analizzarli con delle pre-perizie e, una volta
appurato quanto eventualmente le banche vi devono restituire,
suggerirvi la strada migliore per recuperare il vostro credito, che
forse non sapevate di avere.

L'attuale versione del Testo Unico Bancario, come modificato dalla
Legge di Stabilità approvata a fine 2013, in vigore con la
pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dal primo gennaio 2014, vieta
l'anatocismo bancario sotto qualsiasi forma, affermando che: “gli
interessi periodicamente capitalizzati non possono produrre interessi
ulteriori”.

La Cassazione a Sezioni Unite, con la Sentenza n. 9127/2015, ha
ribadito il divieto assoluto e tombale di anatocismo tramite
capitalizzazione trimestrale degli interessi debitori, esteso, a
livello temporale, dalla consueta trimestralità, all'infinito per
tutta la durata del rapporto contrattuale, negando dunque anche la
possibilità di capitalizzazione annuale.

Nonostante ciò sia vietato questi signori continuano a praticare
capitalizzazione di interessi.

Purtroppo, si assiste al proliferare di società private che delle
analisi dei vostri conti correnti ne hanno fatto una fortuna,
richiedendo cifre astronomiche per la predisposizione di perizie e
calcando la mano sui dati, con rischio di eventuali soccombenze in
giudizio e liti temerarie.

Associazioni come l’Adusbef e altre associazioni dei consumatori, su
questa vicenda possono indicarvi la strada giusta da perseguire e
darvi utili consigli, quali quello di non procedere inutilmente, nei
casi in cui non vi siano indebiti da parte degli Istituti e quando gli
importi siano irrisori e antieconomici.

Avv. Giuseppe Sbriglio
Delegato Adusbef Torino e Provincia
info: tel 011306444 - e mail   Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

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L’INQUILINO NON PAGA, COME COMPORTARSI

 
Concedere in locazione una casa di questi tempi può rilevarsi un problema per i proprietari di beni immobili.
Sarebbe opportuno informarsi, prima di dare in locazione un immobile, su alcuni strumenti utili che possano limitare il rischio di morosità, ovvero controllare il profilo dell’eventuale inquilino (la sua solidità ad esempio attività svolta dallo stesso ed eventuali garanzie, veridicità delle buste paga), oppure studiare strumenti utili quali “contratti di locazione concordati” in collaborazione con i Comuni.
Se ci troviamo in una fase già avanzata, ovvero l’inquilino non sta più pagando i canoni è importante agire immediatamente onde evitare di avere solamente esborsi e di essere rimessi nel possesso del proprio immobile nel più breve tempo possibile e, quindi, analizzare strumenti che possano essere utili anche all’inquilino quali il “salva sfratti” o “l’emergenza abitativa”, anch’essi attivati dai Comuni.
Venendo alla procedura di sfratto è utile essere edotti su quanto segue.
Risulta indispensabile, per azionare una procedura di sfratto per morosità, la redazione di un’intimazione di sfratto per morosità e contestuale citazione  per la convalida.
Dopodiché il Tribunale competente, in seguito all’avvenuta iscrizione al ruolo di quanto sopra, provvederà a comunicare la data effettiva dell’udienza (tenendo conto che occorre indicare quali termini liberi per comparire 20 giorni dalla data di notifica dell’atto alla data di udienza) durante la quale ci si deve presentare dinnanzi al Giudice designato per chiedere ed ottenere la convalida dello sfratto con ordinanza di rilascio immobile.
In questo caso potrebbe anche verificarsi che l’inquilino moroso si presenti anch’esso davanti al Giudice per chiedere il “termine di grazia” di 90 giorni durante i quali sarà obbligato a corrispondere il totale dell’ammontare della morosità persistente e di quella che eventualmente si cumulerà, per poter fare cessare la materia del contendere, altrimenti sarà obbligato, come da ordinanza a rilasciare l’immobile entro i termini fissati dal Giudice.
Detta complessa attività giudiziale sarà sicuramente utile, oltreché indispensabile, per ottenere la rimessione nel possesso dell’inquilino. 
Per quanto riguarda la fase esecutiva per il rilascio dell’immobile, quale ad esempio la monitoria di sgombero, è opportuno rinviare ad un prossimo approfondimento che sarà nostra cura relazionare.
 
Avv. Giuseppe Sbriglio
Adusbef 
Info 
011306444   
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PRIMA DI ROTTAMARE CONTROLLIAMO SE IL DEBITO DI EQUITALIA E' PRESCRITTO ANCHE ALLA LUCE DI UNA NUOVA IMPORTANTE CASSAZIONE

Con
il decreto
fiscale collegato
alla Legge di Bilancio 2017 e successive modificazioni  è
ora possibile regolarizzare le pendenze esattoriali, relative a
 imposte dirette (IRPEF,
IRES, IRAP e ADDIZIONALI);
 IVA (non doganale) e Registro;  contributi e premi (INPS,
INAIL);  multe stradali ( e non derivanti da procedimenti penali) e
dove oggetto di specifica adesione anche ai tributi locali.

I
soggetti beneficiari della rottamazione delle cartelle Equitalia con
sconti sanzioni e interessi sono: debitori i cui ruoli sono stati
iscritti nel periodo compreso tra il 3 gennaio 2000 ed il 31 dicembre
2016; debitori che abbiano chiesto una dilazione di pagamento a
condizione che abbiano versato le rate dovute dal 1° ottobre 2016 al
31 dicembre 2016; debitori decaduti dalla rateazione prima del 1°
ottobre 2016.

La
norma prevede il pagamento integrale della parte capitale ( imposta,
contributo,
premio ecc.) e il discarico di sanzioni,
interessi di mora e
somme aggiuntive relative alla riscossione (aggi e spese di
notifica).  Per le violazioni al codice della strada la rottamazione
riguarda i soli interessi.
Il contribuente dovrà però avere cura di aderire alla
procedura entro
il 31 marzo 2017.

Sarà
possibile pagare
ratealmente
secondo precise modalità:
dal 7 novembre 2016 è possibile fare domanda utilizzando
l’apposito modulo DA1; entro il 31 marzo 2017 il contribuente
potrà presentare la domanda di accesso agli sconti su sanzioni e
interessi; entro venerdì 15 dicembre 2017 dovrà essere versato
almeno il 70% del debito e pagata la terza rata; settembre 2018 dovrà
essere concluso il pagamento rateale.

La
decadenza dalla dilazione si verificherà con l'inadempimento anche
solo di una singola rata.

La
facoltà' di definizione può' essere esercitata anche dai debitori
che hanno già' pagato
parzialmente le somme dovute, anche a seguito di provvedimenti di
dilazione emessi dall'agente della riscossione, purché', rispetto ai
piani rateali in essere risultino adempiuti tutti i versamenti con
scadenza dal l° ottobre al 31 dicembre 2016.


La
norma prevede che ai fini del conteggio vadano imputati a capitale
oltre le imposte anche aggi e interessi (non le sanzioni) già
pagati, pertanto potrebbe anche sussistere il caso che il
contribuente abbia già corrisposto tutto quanto dovuto pur ancora
pendente una rateazione,  dovrà però avere cura di attivare la
nuova procedura per ottenere l'estinzione.

E'
chiaro che coloro che affidano le proprie sorti alla contestazione
della prescrizione delle pretese esattoriale non troveranno
convenienza nella procedura descritta.

Sul
punto deve evidenziare che con sentenza di Cassazione a Sezioni Unite
n. 2339/16 dell'ottobre scorso, la prescrizione di contributi
previdenziali ed indirettamente anche di numersi altre pretese quali
ad esempio le multe stradali viene definitivamente prevista in cinque
anni.
Una bella notizia tanto attesa, che ci da un maggiore ambito di
respiro nei contenziosi, al fine di far annullare quelle pretese di
EQUITALIA più vecchie di 5 anni.
Tutto ciò premesso il nostro sommesso consiglio, prima di rottamare, è
far controllare l'estratto di ruolo di EQUITALIA al fine di vericare
se tutto o  parte del debito sia prescritto e quindi annullabile .

Avv. Giuseppe SBRIGLIO

Adusbef Torino Aosta

cell 3383510937

 

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